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Perderci. Tutti l’abbiamo fatto almeno una volta nella vita. Il più delle volte proprio seguendo indicazioni  sbagliate o mal interpretando i segnali esterni, o dando retta al navigatore.

Ma quando perdersi significa abbandonare, per scelta consapevole o per vicissitudini varie della vita, quelli che fino ad oggi sono stati i nostri punti di riferimento allora la faccenda cambia.

Niente alba dopo la notte.

Niente luci a illuminare il sentiero.

Nessuno accanto ad indicare la strada.

Eppure, proprio quando manca la segnaletica esterna e la nostra bussola vaga alla ricerca del Nord mentre siamo impegnati a cercare un profilo noto all’orizzonte…lì corriamo il rischio di battere sentieri e navigare fiumi più vicini a noi di quanto pensiamo.

Perdersi implica una certa dose di paura, e di coraggio, che poi, a ben guardare… il secondo è figlio della prima. Per questo però, si può decidere che no, non vale la pena procedere oltre e conviene fermarsi. Oppure si può decidere che muoversi è la sola via per uscirne e, forse, lasciarsi sorprendere dalla bellezza del fuori rotta.

Vivere lo smarrimento e lasciarsi permeare da tutte le emozioni che porta con sé può non essere semplice, ma è la condizione senza la quale lo smarrimento resta fine a se stesso.

I Fiori, negli anni, mi hanno insegnato a frequentare quelle strade non illuminate, perché solo lì, dentro quelle stanze buie (come le chiama il mitico Ezio Bosso)  c’è la possibilità di aprirsi ad un nuovo ascolto.

L’ascolto di quelle parti che fino a ieri giacevano inutilizzate incastrate dentro alle routine del noto.

Ad ogni smarrimento possiamo recuperare parti di noi che ci concedono di andare oltre, oltre quei limiti che avevamo percepito e fatto nostri. E in questo processo i Fiori di Bach possono essere alleati preziosissimi nel viaggio interiore.

Sebbene tu che stai leggendo queste righe abbia vissuto o stia vivendo lo smarrimento in modo diverso da chi ha posato prima di te i suoi occhi su queste parole e questo determini scelte diverse per quanto riguarda i Fiori di Bach, voglio raccontarti qualcosa di quei rimedi che più di altri risuonano in quelle situazioni in cui perdiamo i riferimenti.

Il primo è sicuramente CHERRY PLUM: un grande regolatore della tensione interna che si genera quando è difficile lasciar andare il controllo su ciò che ci circonda. E…quando perdiamo i punti di riferimento questo tema è quanto mai attuale.

Spesso, in questi frangenti si può avvertire di aver raggiunto il proprio limite e sentire che, dentro a questo limite non c’è via d’uscita, in questo caso SWEET CHESTNUT è il vero principe. Consente di varcare quella soglia che avvertiamo come inquietudine angosciosa, far morire quelle parti di noi che ci impediscono la trasformazione. SWEET CHESTNUT apre delle crepe che, sì, rompono muri, ma fanno filtrare anche ossigeno e nuova luce.

Quando invece, nel disorientamento, proviamo paura dell’ignoto, come se temessimo l’incombere di qualcosa di indefinito ce riguarda il futuro e che non conosciamo ASPEN è il rimedio che permette di autoregolare lo stato di apprensione, allerta.

Per chi, invece, perdendosi, decide di uscire di scena dalla propria vita e tirare i remi in barca perché tanto “non c’è più niente da fare” GORSE si rivela un grande supporto. Spesso questo ritrarsi è la sola risorsa che si riesce a tirare fuori di fronte all’ansia, all’incertezza. Questo fiore, che cresce su terreni inospitali, permette di ricontattare quelle risorse interiori che consentono di riprendere attivamente in mano il proprio destino ma soprattutto scorgere nuove possibilità.

Hai mai provato a camminare senza meta? A cambiare strada mentre torni da lavoro? A lasciar andare una delle abitudini che sai essere tossiche ma che continui a coltivare?

Esporsi allo smarrimento a piccole dosi è proprio affacciarsi su quel precipizio che evitiamo ad ogni costo finché la vita non ci spinge sul ciglio e ci espone a quello a cui ci eravamo sottratti con forza.

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