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Quando cominciamo ad interrogarci su di noi abbiamo a disposizione molte lenti dalle quali osservarci. Spesso cominciamo a farlo proprio puntando verso l’interno il nostro binocolo e dandoci in pasto ad una vivace attività mentale che lascia pochissime risposte e molte domande.

Anche se le domande sono, molto spesso, più stimolanti delle risposte, questo può significare, per gli sminuzzatori seriali di pensieri, rimanere dentro il loop e non ricavare alcun punto di vista alternativo per migliorare la conoscenza di sé. (in questo caso il meraviglioso WHITE CHESTNUT potrebbe aiutare a “fermare il tritadocumenti”).

L’invito di queste righe è sfruttare lo sguardo verso le nostre relazioni per conoscerci meglio e generare in noi quelle domande veramente importanti per modificare il nostro ambiente interno.

Con chi trascorriamo la maggior parte del nostro tempo?

Siamo soddisfatti delle nostre relazioni? Sono nutrienti o sentiamo che ci inaridiscono?

Stiamo scegliendo chi frequentare o ci abbandoniamo all’abitudine?

Cosa scatenano in noi a livello emotivo?

Qualche tempo fa ho visto un video dello psicologo Luca Mazzucchelli in cui cita la famosa frase “siamo la media delle 5 persone che frequentiamo di più” e, anche se riduttiva come affermazione, rende bene l’idea di come le nostre frequentazioni parlino di noi e parlino A noi, se sappiamo metterci in ascolto. Gli altri non ci definiscono ma ci mettono in costante confronto con il nostro mondo interiore, con i nostri spigoli, le nostre qualità, le nostre ferite.

Sì, anche quel collega insopportabile, o la suocera invadente o quel superiore svalutante.

DIMMI CON CHI VAI E TI DIRO’ CHI SEI   Goethe 

Il focus è sempre ed ancora una volta: come mi sento quando interagisco con quella persona? Possiamo apprendere moltissimo facendo questo movimento da fuori a dentro. Questa domanda riporta il potere personale verso il centro e ci restituisce il timone specie quando sentiamo di “subire” i comportamenti altrui.

Ci sono relazioni dalle quali ci allontaniamo senza averne metabolizzato veramente il contenuto, senza aver guardato dentro quelle emozioni spiacevoli che ci hanno sollevato. Semplicemente decidiamo di fuggire. Sebbene questo sia già un primo movimento che ci sposta da dove siamo, non si rivela una buona soluzione per il lungo termine.

Se non rivediamo le nostre premesse interiori che hanno costruito, intrecciato e mantenuto un rapporto problematico è probabile che saranno ancora quelle a regolare i nostri rapporti futuri. E, se vogliamo qualcosa di diverso per la nostra vita, questo passaggio è inevitabile.

Quante volte ci è capitato di dire: “Non è possibile, mi trovo di nuovo in questa situazione!” in ambito sentimenti, amicizia, rapporti con i colleghi o i superiori o i familiari. Ma soprattutto succede di non riuscire a comprendere perché ci si ritrova nuovamente con un capo irascibile, un amico che pugnala alle spalle, un partner soffocante. E diamo il via alla danza delle domande senza risposta.  Il Fiore che, con il suo potere chiarificatore, più di altri può aiutarci ad entrare in questo processo di comprensione ed apprendimento è CHESTNUT BUD, la gemma di Ippocastano. Con le sue vibrazioni dirada la nebbia che ci separa dal contenuto emozionale a cui non riusciamo ad accedere. 

Quel che è certo è che ciascuna relazione e ciascun vissuto è a sé e prevede che i Rimedi vengano sempre personalizzati in base alle necessità. Ma, riconoscersi nella difficoltà di comprendere cosa ci riporta sempre a rivivere determinate situazioni è il primo indispensabile passo per guardarsi dentro.

Può capitare, altre volte, di sentirsi vittime dei comportamenti altrui, soggetti passivi del rapporto, vittime del destino e di chi ci circonda e questo può aggravare la sofferenza, della serie “Perché proprio a me?”. In questo caso WILLOW è il rimedio più adatto quando si sente di non avere responsabilità e strumenti per cambiare il proprio stato delle cose (no, lamentarsene non  contribuirà a modificarle). WILLOW ha un grande potere nello sviluppo della responsabilità individuale.

Al polo opposto troviamo tutte quelle persone che, invece, caricano su di sé tutta la responsabilità dei fallimenti nelle relazioni, e cadono nella colpa, arrovellandosi su ciò che hanno sbagliato e  attribuendosi il peso di qualunque briciola graviti loro attorno. In questo caso la gentilezza del Fiore PINE viene in soccorso a riportare sul piano oggettivo della realtà le responsabilità, alleggerendo il dialogo interiore di “condanna” verso di sé.

 

La complessità delle relazioni che intrecciamo non può essere ridotta a poche righe, ma queste possono diventare spunti per domande interessanti che ci spingono ad osservarci meglio e tessere rapporti ispirazionali, appaganti, nutrienti, accrescitivi. Rapporti che ci permettano di coltivare quelle qualità che vorremmo espandere, ma siano anche da stimolo per curare di quelle ferite che condizionano in modo negativo le nostre relazioni.

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